Il mio libro

La chiusura del cerchio

Tutto è compiuto.

Con un animo commosso e nostalgico consegno a questa pagina il racconto della mia evoluzione.

Non si smette mai di essere madre.
La maternità però, come ogni flusso vitale, ha bisogno di trasformarsi continuamente per restare viva.

A questo libro affido una parte profonda del mio essere madre, quella che oggi sento di dover lasciare andare per poter diventare qualcosa di nuovo: una madre che non stringe più al petto i propri cuccioli, ma cammina accanto a loro mentre imparano ad attraversare il mondo.

Dentro queste pagine conservo un altro frammento di cordone ombelicale dell’anima, che deve essere reciso ancora una volta per permettere un’altra metamorfosi.
Un altro cambio di pelle.

Questo progetto, nato in modo intimo e quasi silenzioso, oggi trova una nuova forma attraverso la pubblicazione del mio libro, che dedico a chi si affaccia alla genitorialità e soprattutto alle madri che iniziano questo viaggio meraviglioso e destabilizzante.

Ma il mio percorso continua.

Continua ricordandomi che essere madre significa diventare un porto sicuro in cui tornare, ma anche un luogo da cui partire per esplorare vite che non ci appartengono.

Ed è forse proprio qui che nasce il nuovo capitolo di questo spazio.

Per anni ho osservato la crescita dei miei figli interrogandomi su educazione, libertà, ascolto e bisogni emotivi.
Oggi quegli stessi interrogativi si allargano oltre le mura domestiche e incontrano il territorio in cui viviamo.

Una periferia spesso dimenticata, povera di luoghi di aggregazione, di spazi culturali, di occasioni reali di evoluzione e appartenenza per i ragazzi.

Questo blog cambia pelle insieme a me.

Non abbandona ciò che è stato, ma trasforma quell’esperienza in uno sguardo più ampio: un racconto del territorio, delle sue fragilità, delle sue bellezze invisibili e soprattutto del bisogno urgente di costruire comunità vive per le nuove generazioni.

Forse è proprio per questo che, quasi senza accorgermene, gli articoli hanno iniziato lentamente a cambiare direzione.

Dalle riflessioni più intime sulla maternità e sull’educazione, il mio sguardo ha cominciato a inseguire le tracce della periferia in cui viviamo: la sua storia dimenticata, le sue contraddizioni, le sue ferite, ma anche la sua anima profonda.

Ho iniziato a raccontare ponti antichi quasi cancellati dal tempo, acquedotti dimenticati, quartieri invisibili, strade prive di spazi in cui i ragazzi possano sentirsi parte di qualcosa.

Perché forse crescere dei figli significa anche questo:
iniziare a domandarsi quale mondo li stia aspettando fuori dalla porta di casa.

E allora questo cambiamento negli argomenti del blog non è stato casuale.

È stato il naturale proseguimento della mia evoluzione umana, materna e sociale.

Il mio libro è il cerchio che si chiude.

Questi nuovi racconti, invece, sono il sentiero che ho appena iniziato a percorrere.

Qui puoi trovare il mio diario, scrigno di ricordi.

Qui i nuovi orizzonti, i nuovi impegni e nella pagina del blog gli articoli sulle periferie.

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