Dal blog a un libro: emozioni, pandemia e bisogno di connessione umana

Un diario emotivo nato durante il lockdown: maternità, paura, libertà e bisogno di connessione umana raccontati senza filtri.

Quando ho creato questo sito non avevo nessuna competenza tecnica; non sapevo costruire un blog, non sapevo usare WordPress, non sapevo nulla di SEO, plugin, impostazioni o grafica.

Ho smanettato, ho sbagliato, ho ricominciato e piano piano questo spazio ha preso vita.

Per molto tempo ho pensato di farlo solo per me, anzi, a dire il vero, c’era una frase che mi accompagnava continuamente: – Fallo tanto non lo guarderà nessuno.-

Ed è assurdo pensare quanto proprio quella convinzione sia stata la mia più grande spinta.

L’idea di essere così insignificante da poter sfuggire al giudizio altrui mi dava libertà.
Se nessuno avrebbe letto quello che scrivevo, allora non avrei dovuto dare conto a nessuno.

Così mi sono buttata e ho aperto il blog e la pagine social per raccontare di una scelta presa per accompagnare i miei figli nell’educazione.

Che strano meccanismo mentale, però; creavo pagine social — nate per essere viste — trovando il coraggio proprio nella convinzione che sarebbero rimaste invisibili…

Mi mettevo in pubblica piazza sentendomi protetta dal fatto che tanto nessuno mi avrebbe notata.

Se non è follia questa…

Ancora oggi penso che questo strano gioco della mente meriterebbe parecchie sedute di analisi con il mio psicologo, ma nel frattempo ho iniziato a scrivere ad alta voce in un mondo che credevo sordo e ho iniziato a pensare colorato e a condividere quelle sfumature in un mondo che immaginavo cieco.

– Lo faccio per me e per i miei figli – mi dicevo.

Ed è assolutamente vero se non fosse che, sotto sotto, speravo comunque di essere vista.

La voglia di scrivere era enorme; la fiducia in me stessa, molto meno.

Un libro mi sembrava una cosa seria; i social no.

E così ho scelto un contenitore che ai miei occhi sembrava più leggero, quasi un giocattolo. Perché affidare la propria anima a qualcosa che percepisci come un gioco fa meno paura che chiuderla dentro una cassaforte.

In un giocattolo non riponi qualcosa di prezioso, in una cassaforte sì.

O forse è vero il contrario.
Forse certi tesori li nascondi proprio nei posti in cui pochi sapranno riconoscerli.

Non so ancora dire se tutto questo sia stato auto sabotaggio oppure un modo inconsapevole per richiamare anime affini.

So solo che, a un certo punto, il coraggio di dare una forma più concreta ai miei pensieri è arrivato davvero, e quel libro, che esisteva soltanto nei miei sogni, l’ho pubblicato davvero e in esso c’è tutta la tribolazione emotiva che mi ha permesso di avere questo blog e di scrivere questo articolo oggi. Il libro è lo scrigno delle motivazioni che mi hanno spinto fin qui.

A volte mi viene ancora da ridere.

Forse perché ho sempre bisogno di ridimensionare quello che faccio per non prendermi troppo sul serio, o forse perché mi sembra incredibile aver trovato davvero il coraggio di farlo.

E sì, lo ammetto: mi ha fatto sorridere persino vedere che il mio libro fosse il 23.709° nella classifica Bestseller di Amazon. Il punto però non è la classifica.

Il punto è che mi sono finalmente concessa la possibilità di tirare fuori i miei pensieri e renderli accessibili non solo a me, ma anche agli altri.

Perché sotto tutto questo c’è un bisogno enorme: ristabilire una connessione umana in un mondo che sento sempre più disgregato e conflittuale.

Questo libro è la mia presa di posizione. È il mio modo di dire ad alta voce: – Io sono umana! E sono stata umana anche durante il lockdown –

E ho la disinibizione di raccontare questa normalissima umanità senza paura di non essere abbastanza, o di passare inosservata.

Non è un best seller; è il pentagramma emotivo di una persona normalissima che ha finalmente smesso di vergognarsi delle proprie vibrazioni interiori.

E forse, se devo essere sincera, questo libro è stato anche una scusa.

Copertina illustrata del libro diario emotivo sulla pandemia e il lockdown scritto da Mary Colangelo

Non tanto per parlare delle mie emozioni, ma per trovare il coraggio di bussare all’intimo di chi leggerà queste pagine e chiedergli: – E tu? Tu come stavi allora? Cosa ti ha lasciato addosso quel periodo? Come ti ha cambiato? –

Tu sei rimasto umano nonostante tutto?

Dentro questo diario ci sono i pensieri di una donna e di una madre che ha attraversato un momento storico eccezionale, in cui diritti, certezze e perfino il senso della nostra umanità sono stati messi in discussione.

Oggi sentivo il bisogno di dare finalmente una forma definitiva a quei pensieri.

Per me, per i miei figli, a cui l’ho dedicato, e soprattutto per lasciare loro quella scintilla che mi ha aiutata a restare viva emotivamente durante la pandemia.

Ma anche per fermarmi a riflettere insieme agli altri; a chi lo vorrà ovviamente.

Perché forse non abbiamo mai davvero metabolizzato quello che è successo.
Forse continuiamo ancora oggi a portarci addosso le conseguenze di quel tempo sospeso.

Con questo libro provo a restituire dignità non solo alle mie emozioni, ma anche a quelle di tutte le persone che hanno attraversato quegli anni.

Ho la sensazione che da allora, non siamo più riusciti davvero ad essere liberi come prima.

Se ti andrà di leggere questo diario e di ripercorrere quegli anni insieme a me, raccontami anche la tua storia; e dopo che lo avrai letto, torna per dirmi tu come stavi, come lo hai affrontato e cosa è rimasto nel tuo animo di quel periodo.

Perché io sono convinta che la libertà vera passa proprio da lì: dal riconoscere ciò che abbiamo provato.

Ti aspetto.

Leggi il libro

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