Ore 16 del pomeriggio. Siamo a scuola natura che, alla fine della giornata di apprendimento, si trasforma in luogo di gioco con gli altri amici, quelli che vengono dalla scuola con lavagna e banchi.
Siamo lì, dicevo, e uno degli amichetti della mia Gnometta, dopo essersi impegnato a fare una maratona con un gruppetto di gorillini, si scontra con uno di loro e insieme cadono a terra.
Immediatamente noi adulti accorriamo e io sento nitido il senso di agitazione e quello di colpa per aver assecondato e partecipato a quel gioco; a me spettava di cronometrare il giro più veloce.
Mi sarei punita, umiliata e mi sono detestata per aver permesso il realizzarsi di quell’evento…
Il pianto di quei dolcissimi bambini è stato lacerante eppure non mi sono persa d’animo.
Ho messo mano alla mia borsa da Mary Poppins e ho cacciato il kit di pronto soccorso.
L’acqua magica, che frigge gli animaletti della terra, è sempre un buon antidoto per catturare l’attenzione dei piccoli feriti, che smettono di piangere per vedere se la pozione fa la schiuma sull’abrasione.
La pomata rinfrescante invece è utile per le contusioni; e i cerottini, beh quelli sono un toccasana per le ferite, anche per quelle che verranno.
Questi pochi ingredienti hanno trasformato l’emergenza in un mutuo soccorso per tutti, ed infatti i cerotti sono stati distribuiti a richiesta, come si dispensa il pane; ognuno dei piccoli soccorritori aveva una ferita da curare e necessitava inevitabilmente di un cerotto amoroso.
Ho notato che i cerotti sono come i bacini: curano ogni ferita.
La cosa più tenera è stato vedere la mia Gnometta calatasi nei panni di crocerossina e curare il suo amichetto con cura e precisione.
In realtà l’intervento non si è concluso con le rassicuranti medicazioni, ma è stato arricchito con una breve chiacchierata o meglio con i miei complimenti per la caduta. Infatti, tendendo la mano per far rialzare i feriti, mi sono complimentata con loro per la capacità dimostrata nel cadere: – Sapete cosa dice il maestro di Judo dei miei ragazzi? Che è importantissimo saper cadere, perché nella vita si cade ed è fondamentale saperlo fare! E voi siete caduti magistralmente! –
I loro sguardi mi hanno restituito una curiosa incredulità, forse perché quello del saper cadere non è un tema molto gettonato, o semplicemente perché stavo sparlando.
Fortunatamente l’incidente non è stato grave e tutto sommato è anche servito per attraversare un ventaglio di emozioni inaspettate che ci hanno uniti nell’emergenza. Inoltre, gli occhi di quei bimbi infortunati e nuovamente in piedi li porto nel cuore. Ho percepito tutta la forza di uno dei due che mi fa cenno che era tutto ok, con una sicurezza e una premura, per non farmi preoccupare, da gran signore; e quasi mi sono commossa quando mi sono imbattuta in quegli occhioni accesi ed entusiasti dell’altro che, dopo essersi rialzato per andare a giocare con i suoi amici, ritorna da me esclamando: – Hai visto? Riesco ancora a correre! –
Nel tono, nel sorriso, insomma ogni parte del suo corpo sprigionava l’entusiasmo di chi ha percepito che ce l’ha fatta, che è capace ad alzarsi e vuole condividerlo col mondo.
Quei due, anche se non erano i miei Gnometti mi hanno dato una grande lezione! Perché in fondo è di questo che abbiamo necessità un po’ tutti; cioè, forse abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci insegni a cadere e che sia lì a partecipare alla gioia di quando ci rialziamo, perché è in quel preciso momento che si tocca l’idea dell’invincibilità.


Mamma aquilone
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