
“Ci sono persone che entrano nella tua vita per farti felice e altre per cambiare la tua idea di felicità. E non è la stessa cosa”.
Fabrizio Caramagna
Eccomi qui, nel nuovo anno, ad entrare per l’ennesima volta nella camera “Big Bang” della casa, meglio conosciuta come cameretta dei ragazzi. In questo strano ambiente, illogico e caotico, le regole della fisica sembrano non esistere: strani oggetti colorati, di ogni grandezza e fattezza, fluttuano nell’aria, occupando ogni spazio terreno e non; alcuni di essi giacciono abbandonati per terra quasi a dire – ho dato tutto quello che potevo, ma non mi hanno compreso…-. Nel mio cuore c’è tanto smarrimento e molta frustrazione.

Sospiro e so che dovrò rimediare agli effetti di questa esplosione, a mio parere immotivata; in fondo non è difficile: prendi il gioco – giochi – riponi il gioco; facile no? Eppure…
Mentre cerco di orientarmi in questo caotico luogo primordiale e inseguo le tracce del senso dell’ipotetico gioco che ha accompagnato tale devastazione, nella mia mente si ripete costantemente, come un disco incantato, lo stesso ritornello: – In cosa sbaglio? Perché non riesco a far comprendere il valore dell’ordine?-
Man mano che riconquisto le mattonelle del pavimento, che riemergono in tutta la loro regolarità, io gioisco come un’archeologa che riporta alla luce un po’ di storia, dopo aver effettuato lo scavo della propria vita; il reperto? La mia casa prima di tutto questo.
Saranno queste riflessioni, sarà la posizione china che non permette di ossigenare adeguatamente il cervello, ad un certo punto comincio a considerare che il Big Bang è stato l’inizio e che solo in seguito ogni cosa ha trovato il proprio posto. Inoltre, ad ogni mattoncino, palletta, pupazzo che ripongo, nelle mie orecchie risento le parole dei miei Gnometti: -Mamma cosa facciamo? Non abbiamo niente da fare! Stai con noi? -.
– Coooosa? In tutto questo delirio voi vedete il nulla??? E i soldi spesi per acquistare ste zozzerie? E il rispetto per chi ha pensato a voi? Che problema avete se non riuscite a divertirvi da soli, con tutti questi giochi accuratamente pensati e costruiti per voi! Nemmeno dovete faticare a capire come si usano, è tutto spiegato nelle istruzioni, che noi grandi abbiamo accuratamente creato per voi…-.
Seguendo il flusso di queste riflessioni, ad un tratto la percezione cambia repentinamente (forse l’asfissia chissà), infatti ad un certo punto percepisco chiaramente che quello che sto facendo non è riordinare, ma accantonare.
Ho cominciato a osservare questi pezzi di plastica colorata, ho tentato di assorbirne il valore: alcuni erano completamente vuoti, altri pieni di ricordi dei momenti passati a giocarci insieme. Così, ho guardato la verità dei miei pensieri; mi sono resa conto che ogni oggettino ludico, sparso e abbandonato qua e là, è entrato nella nostra “tana” con l’intento specifico di portare felicità ai ragazzi, felicità da provare però da soli, attraverso un pacchetto già pronto al consumo, da spolpare e gettare via per passare al successivo.
Dov’era lo stare insieme in tutto questo? Dov’ero io se non nella scelta del prodotto da somministrare per placare la loro ingordigia di “fare qualcosa”?
In fondo, chi è che li affama così? Chi è che produce l’idea di aver bisogno di quella cosa, piuttosto che dell’altra, per farli felici? In che modo ci assumiamo la responsabilità di essere generatori di benessere per i nostri figli senza per forza delegare ad altri, senza per forza “riempirli”?
E così si scaglia una sola domanda sull’assembramento di idee accalcate nella mia testa: – ma io, senza tutto quel “niente”, come potrei far felici i miei figli? Saprei farlo? -.
È a questo punto della riflessione che la mia azione del riordinare assume un nuovo sapore; sì perché, in un attimo, gli ultimi residui ludici, riassettati per ripristinare un vitale spazio, assumono il gusto della conquista, la stessa di chi abbatte muri per cercare il proprio orizzonte. Quei gingilli, persi ovunque in quel piccolo spazio, diventano macerie di un grosso muro, buttato giù da chi è alla ricerca impetuosa di qualcosa, con la stessa forza deflagrante di ciò che ha dato inizio all’universo.
Probabilmente, in quella detonazione qualcosa che non va c’è, ma sicuramente non è la mancanza di ordine, o non solo.
Comunque, terminato il riassetto domestico, che è diventato un viaggio introspettivo, da cui escono vincenti i pargoli, come al solito, mi gusto la loro reazione di ritorno dalla scuolina.

– Mamma! Che è successo alla stanzetta? Ora si può camminare! Sei stata tu? Grazie! – esclama con entusiasmo lo Gnom-ometto che invita la sorella a godere dello spazio ritrovato.
Li guardo e sorrido, perché a pensarci bene ciò che ha fatto brillare i loro occhi di felicità è stato proprio il togliere tutto quel niente.

– E adesso che si fa mamma? – chiedono in gran coro, ed io: – direi di andare a giocare insieme, che ne dite? -.
Beh, non sono proprio sicura che con la risposta che ho dato convincerò i miei ragazzi ad essere più ordinati, ma è stata l’unica idea che mi è sorta spontanea, dopo la libertà conquistata in seguito all’abbattimento di quei giocosi muri colorati.
Mamma aquilone
“Se ti è possibile crea la felicità
mitiga la sofferenza che incontri negli altri
e desta fiducia in quanti avvicini:
basta per esser in pace.”
Enzo Bianchi
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