Sotto la mascherina…Giocando a vestire i panni di Erin Brockovic all’italiana!

“Servitù è il vero nome di quell’obbedienza che non è virtù.”

LORENZO MILANI

Mi piace girovagare nel Web e cercare notizie interessanti, per poter tenere attiva la mia mente e magari condividere buone novelle, o meravigliose idee o anche acute riflessioni, utili ad accendere scambi e dialoghi che accorcino le distanze tra gli esseri umani alla ricerca di bellezza.

Trovo molto interessanti gli spunti di riflessione che offrono le pagine Facebook Legami (https://www.facebook.com/LegamiCommunity) e Azione Educativa (https://www.facebook.com/azioneducativa), delle quali conosco alcuni “autori”, il cui impegno e il cui calibro è fonte di ricchezza emotiva ed intellettiva per me; inoltre la loro dedizione è molto vicina al concetto di cittadinanza attiva per come la intendo io.

Grazie a questo stimolo e per essere al passo con gli input ricevuti, giorni fa mi imbatto in una bella notizia, di cui ho sentito parlare pochissimo (anzi per niente), che mi incuriosisce a tal punto da impormi di indossare i panni dell’acuta investigatrice impegnata nella fantomatica missione “vediamoci chiaro”. Ovviamente è un gioco che faccio per passare il tempo, per cui non prendetemi troppo sul serio!

Ebbene, tutto parte da un paio di domande: quale è la fonte normativa dell’obbligo della mascherina? E soprattutto, perché solo la chirurgica a scuola?

Per rispondere a tali quesiti, inizio una rocambolesca indagine che mi ha sballottata fra decreti, note e allegati, fino a condurmi alla conoscenza della Campagna di sensibilizzazione lanciata dal WWF, sul corretto smaltimento delle mascherine per gli studenti. Il nome della campagna è NON DEVE FINIRE COSÌ(che si riferisce sia all’emergenza ma anche al fine vita della mascherina) abbinato all’immagine di una mascherina dispersa in natura (fonte https://www.wwf.it/?54842%2FDi-nuovo-in-classe-ma-con-mascherine-e-responsabilita).

Insomma come al solito, i dubbi che mi ballavano nella testa da un po’, per qualcuno erano già fonte di allarme ad aprile (https://www.wwf.it/scuole/?53500%2FNello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita) e a settembre, io però non ne avevo idea e a dire il vero non ne ho mai sentito parlare; voi?

In sintesi, il problema sollevato con questa campagna ha origine da questa semplice proiezione “se anche solo un ragazzo per classe (il 5% della popolazione studentesca all’incirca) disperdesse volontariamente o accidentalmente la propria mascherina, ogni giorno verrebbero rilasciate in natura 1,4 tonnellate di plastica: ciò significa che a fine anno scolastico sarebbero disperse in natura oltre 68 milioni di mascherine per un totale di oltre 270 tonnellate di rifiuti plastici non biodegradabili in natura. È come se gettassimo ogni giorno dell’anno scolastico 100mila bottigliette di plastica in natura.
Se queste proiezioni (fatte al ribasso) si realizzassero significherebbe che oltre all’emergenza sanitaria ci troveremmo a dover affrontare anche una emergenza ambientale senza precedenti
.”

Contenta di questa scoperta (anche se lievemente allarmante), alla cui riflessione invito un po’ tutto il globo, anche se a leggermi sarete in 4, la mia curiosità aumenta perché in me cresce la brama di sapere non solo di come dovrebbero essere correttamente smaltite, ma anche dove c’è scritto che solo le chirurgiche debbano essere utilizzate a scuola.

Perciò, un po’ incuriosita e un po’ preoccupata per il futuro dei miei figli, ho cercato di comprendere le fonti a cui attingono i giornalisti per istruirci sulle corrette condotte da tenere, soprattutto per ciò che riguarda le mascherine obbligatorie dai 6 anni in su e qui il disorientamento ha raggiunto livelli altissimi.

Andando per ordine, cioè partendo dal DPCM in vigore dal 6 novembre, nell’ Art. 1(Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale) al comma 1 leggo:

Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, e con esclusione dei predetti obblighi:

a) per i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;

b) per i bambini di età inferiore ai sei anni;

c) per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

È fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi.

Quindi mi dico, ecco qui la fonte dell’obbligo della mascherina.

Sempre nell’art.1, comma 7 leggo anche: Ai fini di cui al comma 1, possono essere utilizzate anche mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Coooooosa???? Riepilogando dunque la mascherina, qualunque essa sia, deve essere portata…e l’obbligo dell’utilizzo delle mascherine chirurgiche dunque dove lo trovo?

Mi addentro nei meandri del legalese e mi imbatto nell’art.9 dal quale estrapolo dal punto s)

L’attività didattica ed educativa per la scuola dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.

Noto con stupore che la definizione di dispositivi di protezione delle vie respiratorie non è specificata in nessun modo, cioè io ci individuo l’obbligo del dispositivo, ma il tipo da usare non è sancito neppure qui!

Quindi ho continuato a cercare e per arrivare a qualcosa che destasse il mio interesse sull’argomento, mi sono dovuta spulciare ben 7 Allegati al DPCM e cioè superare gli allegati sui protocolli

(http://www.governo.it/sites/new.governo.it/files/Dpcm_20201103_allegati_.pdf):

con la Conferenza Episcopale Italiana circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo (all.1);

con le Comunità ebraiche italiane (all.2);

con le Chiese Protestanti, Evangeliche, Anglicane (all.3);

con le Comunità ortodosse (all.4)

con le Comunità Induista, Buddista (Unione Buddista e Soka Gakkai), Baha’i e Sikh (all.5);

con le Comunità Islamiche (all.6);

con la Comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni (all.7).

Vabbè, quindi, dopo aver capito che probabilmente, vista la gravità della faccenda, la prima cosa da fare seguendo i protocolli, è affidarsi ognuno al proprio Dio, finalmente arrivo all’allegato 8 (Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19).

Questo allegato mi piace proprio tanto, perché introduce e cito testualmente, Nuove opportunità per garantire ai bambini e agli adolescenti l’esercizio del diritto alla socialità e al gioco, soprattutto quando fra le righe dell’introduzione emerge il richiamo alla realizzazione di attività ludico-ricreative, di educazione non formale e attività sperimentali di educazione all’aperto (in inglese, outdoor education).

Insomma, a voler essere positivi, una opzione per non chiudere le scuole o per non chiudersi nelle scuole nel Decreto si trova, però vabbè è irrisoria o per pochi visionari.

Comunque, un brivido mi pervade quando i miei occhi cadono sulla Sezione 2.4, di detto allegato, dove incontro il capoverso che sancisce l’elenco utile a Sensibilizzare al corretto utilizzo delle mascherine; l’entusiasmo un po’ si affievolisce quando al punto 3 vengo istruita sul fatto che le mascherine devono essere utilizzate in base alle indicazioni del Ministero della salute e delle autorità competenti, cioè? Ora dove vado a cercare?

Diventata ormai una questione d’onore, la mia indagine continua e cosa ti becco nell’allegato 16 (Allegato 16 LINEE GUIDA PER IL TRASPORTO SCOLASTICO DEDICATO)?

Al punto 1, sesto capoverso c’è scritto che al momento della salita sul mezzo di trasporto scolastico e durante il viaggio gli alunni trasportati indosseranno una mascherina di comunità, per la protezione del naso e della bocca.

Solo nell’ Allegato 21, quello relativo alle Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARSCoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia (versione del 28 agosto 2020), al capitolo 2 sezione 2 1.1 circa le indicazioni di condotta da adottare nel caso in cui un alunno presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o un sintomo compatibile con COVID-19, in ambito scolastico, finalmente trovo il periodo che dispone di far indossare una mascherina chirurgica all’alunno se ha un’età superiore ai 6 anni e se la tollera.

Cioè? “se la tollera” significa che l’alunno potrebbe esprimere un disagio che dovrebbe essere accolto dagli adulti?

Ed inoltre si specifica anche che è necessario fare rispettare, in assenza di mascherina, l’etichetta respiratoria (tossire e starnutire direttamente su di un fazzoletto di carta o nella piega del gomito).

Stiamo scherzando? cosa vedono i miei occhi? “In assenza di mascherina” e divulgazione di un’ “etichetta respiratoria”?

Ultima nota interessante circa i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) la scovo nell’allegato 25, dove a pag. 51, si parla di giacenze di mascherine per 746 milioni e di numeri di produzione 30 milioni al giorno oltre alla stock presso le Regioni pari a circa 150 milioni.

Photo by Karolina Grabowska on Pexels.com

Per concludere tutto e chiarirmi le idee, leggo anche l’ultima nota operativa inviata dal Miur alle scuole circa il DPCM di novembre (https://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-ecco-le-misure-del-nuovo-dpcm) e quella datata 11 settembre, circa il riepilogo sul tema della distribuzione delle mascherine e su altri aspetti di carattere organizzativo e finanziario connessi alle attività per la ripresa dell’anno scolastico (https://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-nota-ai-dirigenti-scolastici-su-distribuzione-mascherine-e-arredi-fornitura-copre-personale-e-studenti-consegne-periodiche-sulla-base-del-numer). Anche qui lo spunto è interessante, giacché a pag. 2 di tale ultima nota si scrive: nel caso in cui non sia possibile garantire nello svolgimento delle attività scolastiche il distanziamento fisico prescritto, sarà necessario assicurare l’uso della mascherina, preferibilmente di tipo chirurgico, cioè il tipo di mascherina le cui milionarie giacenze garantiranno la distribuzione gratuita fino ad agosto 2021; io però non ho ben capito, chi paga per smaltirle? Boh.

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Arrivata a questo punto, non ho potuto esimermi da una fugace lettura del verbale del CTS n. 104 del 31 agosto 2020 (https://www.istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2020/09/CTS-Verbale-n.-104.pdf) ove si ribadisce che nelle varie indicazioni, l’opzione delle mascherine di comunità di propria dotazione è contemplata e quella delle mascherine chirurgiche fortemente consigliata e garantita attraverso il rifornimento gratuito degli istituti, impegnati anche ad una corretta compagna informativa sull’utilizzo e smaltimento in un’ottica di impatto ambientale.

Insomma, ditemi quello che volete ma purtroppo la mia ricerca è stata fallimentare; io la fonte dell’obbligo delle mascherine di tipo chirurgico a scuola non l’ho trovata, anche perché, da quello che ho capito, il CTS ne ha senz’altro fortemente consigliato l’utilizzo, puntando però anche sul trasferimento del concetto di distanziamento fisico, delle efficaci condotte respiratorie e igieniche insieme alla periodica areazione del locali.

Mmm, però ora che ci penso, vuoi vedere che educarli in natura non è da incoscienti e permette di rispettare pure i protocolli del CTS?

Insomma, non avrò trovato le risposte ma il puzzle investigativo mi ha intrigato parecchio; sicuramente non sarò né Julia Roberts né la Brockovich, ma se siete arrivati fino a qui, significa che un po’ di sana curiosità circa il “vederci chiaro” l’avete percepita pure voi.

La morale? Sotto la mascherina…un cervello!

Da mamma poco aquilone e molto investigatrice è tutto!

A voi (lo) studio!

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